Isola d’Ischia

Ischia, la prima colonia greca d’Occidente. I Greci di Eubea si insediarono intorno al 770 a.C. nell’odierna Lacco Ameno, tra la collina di Mezzavia e la costa, fondando Pithekousae, l’isola dei vasi.  Gli Eubei, molto abili nella produzione di vasellame e nella lavorazione  di metallo e argilla, videro nell’isola uno snodo importante per i loro traffici commerciali con gli Etruschi, i Fenici e gli Egiziani. Un pregiato reperto dell’epoca è la coppa di Nestore, attualmente conservata al Museo archeologico di Villa Arbusto a Lacco Ameno. Pithekousae fu distrutta presumibilmente da un terremoto nel V- IV secolo a. C.

Isola d'Ischia
Sotto il dominio di Roma
l’isola conobbe un nuovo sviluppo. Intorno al 315 a C i Romani si insediarono tra la collina di S. Michele e la Mandra e fondarono un nuova città, oggi sommersa: Aenaria. Diedero un forte impulso all’agricoltura e soprattutto valorizzarono le acque termali tanto che l’isola divenne un importante luogo di villeggiatura. Le continue scorrerie dei pirati e i terremoti che sconvolgevano il territorio, convinsero Augusto a cedere l’isola a Napoli nel 29 a.C   in cambio di Capri. Da quel momento Ischia è stata indissolubilmente legata a Napoli.
Nel Medioevo si alternarono al dominio del paese diversi popoli, dai Bizantini ai Longobardi, dai Normanni agli Svevi, mentre gli attacchi e le scorrerie dei pirati tormentavano la popolazione.
Furono gli Angioini giunti a  Ischia nel 1266 a consolidare le difese del territorio. Carlo I si preoccupò di potenziare le difese sul Castello e di dotare la zona antistante di un approdo utile sia per funzioni commerciali che, soprattutto, per fini militari. Negli anni successivi Angioini e Aragonesi si alternarono di continuo nel dominio del paese. Le testimonianze storiche sono tuttavia scarse, perché un terribile evento distruttivo sconvolse l’isola: l’eruzione dell’Arso del 1301.
Nel Rinascimento Ischia, per quanto ancora teatro di scorrerie saracene che devastavano soprattutto Casamicciola, Forio e Lacco Ameno, conobbe un periodo di grande splendore. I D’Avalos, la più importante famiglia aragonese venuta in Italia, governò a lungo, costituendo sul Castello una corte di grande prestigio. Vittoria Colonna, moglie di Ferrante d’Avalos, marchesa di Ischia e poetessa riuscì a richiamare a corte i personaggi più illustri della cultura dell’epoca. Con l’allontanamento dei d’Avalos, iniziò un periodo di decadimento. Da rinomata corte rinascimentale, il Castello divenne sede di organismi militari. Nel 1575 ospitò un Monastero delle Clarisse. La popolazione, intanto, era falcidiata da pestilenze e incursioni.
Del Seicento fu ancora protagonista la peste che afflisse la popolazione. Le condizioni di vita degli ischitani erano rese ancor più miserevoli dalla dura tassazione che i viceré spagnoli imponevano sui prodotti agricoli e in particolare sul vino.
La situazione non sembrò mutare neanche con l’avvento dei Borbone nel 1734 tanto che gli Ischitani acclamarono i Francesi a Napoli, subendo poi la punizione dei Borbone ritornati in possesso del Regno

I Borbone tuttavia incisero in maniera determinante nella vita dell’isola. La predilezione di Ferdinando II per villa de’ Bagni, un piccolo abitato organizzato intorno al lago naturale, il Pantanellum, e  alla residenza del medico di corte, Francesco  Buonocore, che il re si fece poi donare, fu motivo per il  decadimento del Castello e l’inizio di nuovi programmi urbanistici. Infatti, la casa, dopo modifiche e ampliamenti, divenne Il Palazzo Reale e il lago il porto di Ischia. Diverse opere  disposte dallo stesso sovrano, come l’installazione di un telegrafo elettromagnetico, la bonifica e l’incanalamento delle acque, l’ammodernamento del sistema viario, contribuirono all’aumento dei traffici commerciali e al conseguente sviluppo economico.

Con l’unità d’Italia la situazione dell’isola sembrava ancora destinata a migliorare. Anche se l’elemento trainante dell’economia rimaneva l’agricoltura, che riusciva a malapena a coprire il fabbisogno del popolo, nelle zone costiere cominciava a svilupparsi il turismo termale. Tuttavia i terremoti di Casamicciola del 1881 e soprattutto del 1883 che rasero al suolo la cittadina termale proprio nel momento  del suo massimo splendore turistico, segnarono un rallentamento nello sviluppo di tutta l’isola.
Nel ‘900,   i due conflitti mondiali comportarono momenti molto duri per la popolazione, che tuttavia riusciva quantomeno a sfamarsi grazie alla pesca e all’agricoltura.

Negli anni ’50 , Ischia fu riscoperta con le sue bellezze naturali e le sue risorse termali, grazie all’opera del prof Pietro Malcovati e dell’imprenditore Angelo Rizzoli. Il conseguente boom turistico ha completamente cambiato le sorti dell’isola e modificato gli usi e i costumi. Oggi Ischia è una delle più importanti località balneari e turistiche.

Da un punto di vista amministrativo, l’isola è divisa in sei Comuni: Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana e Barano d’Ischia